Il 14 luglio 1956, durante la Mariapoli di Primiero, esce il primo numero di Città Nuova, stampato con un semplice ciclostile. Nato da un’intuizione di Chiara Lubich, il giornale diventa presto una delle principali opere del Movimento dei Focolari, dando vita a una storia editoriale che attraversa i decenni.

di Roberto Di Pietro – Per Gentile concessione della rivista Città Nuova – Roma
Nell’estate del 1956, dopo una parentesi di due anni a Vigo di Fassa, la Mariapoli estiva tornò a Primiero, nella valle stessa in cui era nata. Qualcosa era cambiato, ed era cresciuto soprattutto il numero di persone che arrivavano in valle per questo esperimento di mondo unito; erano persone decise a fare un’esperienza di vita nella “mariapoli”, questa ideale “città di Maria”.
Già nel novembre dell’anno prima, Chiara Lubich aveva annunciato: «Nascerà un giornale…», esprimendo l’idea di un giornale che parlasse di economia, di filosofia, di arte, di politica, di religione, di medicina, e di ogni altra cosa in modo nuovo, illuminato da quel carisma dell’unità che gettava una nuova luce su tutte le cose. L’idea di un giornale era abbastanza concreta nell’idea di Chiara Lubich la quale, in un manoscritto del maggio di quell’anno scriveva: «Vorrebbe essere un giornale popolare, dove tutti possano scrivere, dotti e indotti, piccoli e grandi, religiosi e laici, lavoratori e professionisti, uomini e donne. Accetta ogni pensiero di argomento purché il movente di chi scrive sia la profonda convinzione della necessità dell’ideale che si vuol contribuire a raggiungere».
Nell’estate del 1956, partendo da Roma, alcuni organizzatori della Mariapoli avevano provvidenzialmente caricato in macchina un ciclostile ad alcool. Anche se la cosa oggi può far sorridere, per diffondere un testo in più copie in quell’epoca, oltre la stampa, c’era solo questo rudimentale strumento meccanico che, attraverso una matrice incisa con la macchina da scrivere, rilasciava inchiostro su fogli di carta con l’impronta della matrice dattiloscritta. Il solvente dell’inchiostro era alcolico e il movimento del “tamburo” su cui girava la matrice era a manovella.
Il ciclostile fu sistemato in una sala della parrocchia di Tonadico, sotto l’abitazione del parroco, in via Scopoli 58; oggi che a Tonadico non c’è più una vera parrocchia, quella casa di via Scopoli si chiama ancora “la canonica”. Durante gli anni della guerra, mentre l’edificio scolastico era requisito dai militari, quella casa in comproprietà fra il Comune di Tonadico e la parrocchia aveva ospitato alcune classi delle scuole elementari. Poi le stanze del secondo piano, la sala S. Giacomo e la sala S. Paolo, rimasero o tornarono nella disponibilità della parrocchia ed una di esse nel ‘56 divenne base delle attività della Mariapoli; quella stanza gode peraltro di una splendida veduta sulla valle e sul torrente Canali.
ell’estate del 1956, dopo una parentesi di due anni a Vigo di Fassa, la Mariapoli estiva tornò a Primiero, nella valle stessa in cui era nata. Qualcosa era cambiato, ed era cresciuto soprattutto il numero di persone che arrivavano in valle per questo esperimento di mondo unito; erano persone decise a fare un’esperienza di vita nella “mariapoli”, questa ideale “città di Maria”.
Già nel novembre dell’anno prima, Chiara Lubich aveva annunciato: «Nascerà un giornale…», esprimendo l’idea di un giornale che parlasse di economia, di filosofia, di arte, di politica, di religione, di medicina, e di ogni altra cosa in modo nuovo, illuminato da quel carisma dell’unità che gettava una nuova luce su tutte le cose. L’idea di un giornale era abbastanza concreta nell’idea di Chiara Lubich la quale, in un manoscritto del maggio di quell’anno scriveva: «Vorrebbe essere un giornale popolare, dove tutti possano scrivere, dotti e indotti, piccoli e grandi, religiosi e laici, lavoratori e professionisti, uomini e donne. Accetta ogni pensiero di argomento purché il movente di chi scrive sia la profonda convinzione della necessità dell’ideale che si vuol contribuire a raggiungere».
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